Per dargli la visibilità che merita, riportiamo come post il commento n. 4 al post precedente.
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La storia inizia nel 2000, poco dopo la salita al potere in Telecom dei famosi “Capitani coraggiosi”. A un certo punto qualcuno in Telecom decide, con una intenzione all’apparenza intelligente, di accorpare in una unica società, le tre realtà che si occupavano della formazione dei dipendenti del gruppo:
•Consiel S.p.A. , che si occupava prevalentemente di formazione manageriale ;
•Trainet S.r.l , che si occupava prevalentemente di formazione on-line ;
•La Scuola Superiore G. Reiss Romoli (SSGRR), che si occupava prevalentemente di formazione tecnica e manageriale.
La SSGRR, con la sua struttura di campus è stata sempre riconosciuta come “la Scuola” di Telecom Italia, un centro di eccellenza riconosciuto anche all’estero.
Nasce così Telecom Italia Learning Services (TILS) S.p.A. , che purtroppo però in breve tempo, per esclusiva colpa del management di Telecom Italia, diventa un mostro ingestibile. Questo per vari motivi, tra cui:
•Il business model, basato negli intenti del business plan iniziale per il 75 % sulla formazione on-line, che invece si è rivelata un flop senza precedenti (in tutto il mondo). Questo portò TILS ad acquisire, badate bene senza avere ancora alcun mercato, una piattaforma faraonica di e-learning costata una cifra folle (allora si parlò di più di 100 miliardi delle vecchie lire), con cifre folli di gestione, che non ha prodotto negli anni che pochi euro.
•L’accorpamento in TILS dei 5 centri di formazione regionali della Telecom con il relativo personale e le relative pesantissime spese di gestione.
•Il dirottamento in TILS di molti Dirigenti Telecom “trombati” che Telecom non sapeva dove piazzare. Gente che costava 200.000 euro/anno e anche più, non bruscolini, e la cui produttività era nulla.
•L’iscrizione a bilancio TILS di costi folli per l’affitto della sede TILS a Roma, ricavata in una porzione del complesso di Parco de’ Medici, sede di una parte della Direzione Generale Telecom, e di proprietà di Telecom stessa. E anche di costi folli di spese di gestione e manutenzione.
Tralascio tutto il resto per non essere troppo lungo. Con tutto queste amenità, TILS ovviamente risulta in forte perdita (fittizia, creata ad arte !). E così, i Tronchettiani (che nel 2001 presero le redini di Telecom) Carlo Buora (numero due operativo dopo Tronchetti Provera) e Gustavo Bracco (Responsabile Risorse Umane) decisero che TILS andava venduta al miglior offerente. Fu “sparsa la voce” e dopo varie trattative, misteriosamente, esce fuori una cordata che acquisisce TILS. Dico misteriosamente perché i componenti della cordata erano in parte oscuri al grande pubblico che si occupa di formazione.
In realtà TILS non è stata venduta ma è stata regalata (la cordata ha acquisito TILS al prezzo simbolico di 1 euro !) a chi la ha acquistata, insieme a 75 Mln. di Euro di commesse garantite nell’arco di quattro anni, più una congrua dotazione di soldi (si parla di 30 Mln di Euro) a fondo perduto come cassa iniziale. E, particolare non trascurabile, ripulita da ogni debito ! Questi soldi, se gestiti correttamente, sarebbero stati sufficienti a far vivere tranquillamente tutta TILS per 4-5 anni, e poi Telecom, se ben curata come Cliente, difficilmente avrebbe negato prolungamenti delle commesse.
Ma cerchiamo di approfondire a chi è stata venduta TILS. E qui un altro aspetto grottesco della vicenda, che da l’idea di come l’imbroglio sia stato architettato con genialità. Sui giornali comparve la notizia che TILS era stata venduta alla filiale italiana una primaria società di formazione francese, tale CEGOS (capitanata da un certo Sig. Zimbalatti), per il 70%, e a una anonima società di 10 dipendenti circa (Camporlecchio S.r.l. di Renzo Bracciali e sua moglie Susanna Bina), con fatturato risibile, per il restante 30%. E quindi, giù i grandi titoloni che prospettavano un futuro radioso per TILS (e quindi per la Reiss Romoli) sotto l’egida di una grande società internazionale come CEGOS. Però, di questi fantomatici personaggi di CEGOS non si è visto mai nessuno, AD di TILS è divenuto Renzo Bracciali e braccio destro la moglie Susanna Bina. Non dimenticherò mai come si presentò Renzo Bracciali a TILS. Le sue prime parole furono “Io sono Renzo Bracciali, il nuovo padrone di TILS”. Avrebbe dovuto più correttamente dire “Io sono Renzo Bracciali, il nuovo AD di TILS”. Mi chiedo, come faceva a dire che era il padrone se aveva solo il 30 % ? L’arcano ha avuto molto presto la sua spiegazione. Infatti, dopo un mese si scopre che la mitica CEGOS, accampando scuse risibili, ha invertito le quote societarie, scendendo al 20%, il 70% è passato alla Camporlecchio S.r.l., e il restante 10% a tale “Lucciola Partners” che credo nel settore della formazione non abbia mai operato. Lascio a voi giudicare, ma questi signori chi volevano prendere in giro ? Siamo tutti adulti e vaccinati per capire che era tutto concordato e che CEGOS serviva solo come specchietto per le allodole per giustificare questa zozzeria. Un altro particolare non trascurabile, la cordata che ha acquisito TILS, dall’analisi del fatturato annuo, risultava essere di circa quattro volte più piccola di TILS, e il suo complessivo fatturato è inferiore al 60 per cento delle perdite complessive registrate lo scorso anno dall’azienda che ha acquisito.
E ora andiamo al nocciolo della questione. Come è stata gestita quella enorme quantità di denaro che Telecom ha sborsato per vendere TILS ? (è molto curioso, di solito chi vende incassa e non paga, ma qui è successo proprio il contrario !). Badate bene, qui si parla di più di 100 Milioni di Euro e non di bruscolini (75 Ml. di commessa più circa 30 Ml. a fondo perduto). Ho scritto sopra “Questi soldi, se gestiti correttamente…”. Allora, cosa hanno fatto i nostri furbetti del quartierino ? I (più o meno) 10 dipendenti della Camporlecchio S.r.l. sono stati messi a libro paga di TILS come consulenti (di cui non se ne sentiva assolutamente il bisogno, data anche la mediocrità dei personaggi), con compensi variabili tra 600 e 1.200 Euro giornalieri (e si, avete letto bene). Fatevi quattro conti, quanti soldi sono passati in tre anni (tanto è passato dalla vendita di TILS) dalle casse di TILS a quelle della Camporlecchio S.r.l. di proprietà dell’AD di TILS Renzo Bracciali e del numero due di TILS sua moglie Susanna Bina ? La Silvia Fiorani, anch'essa al gabbio, costava annualmente a TILS 150.000.200.000 euro (assolutamente sprecati). E non solo questo, molte attività che prima si facevano alla Reiss Romoli, sapete dove si fanno adesso ? In una casale della campagna senese, che si trova in una zona denominata Camporlecchio. E sapete di chi è questo casale ? Non ci vuole uno sforzo di immaginazione per capirlo. E via, altri soldi dalle casse di TILS a quelle della Camporlecchio S.r.l.. Volete infine un’altra chicca, tanto per far capire a chi è stata venduta TILS ? Gli scorsi due Natali la coppia Bracciali-Bina, in un impeto di bontà ha regalato a tutti i dipendenti TILS, ad esclusione di quelli della Reiss Romoli (e si, quelli erano in punizione perché si opponevano all’imperatore e alla zarina !), una bella bottiglia di vino proveniente dalle campagne senesi. E sapete chi è il produttore ? Anche qui lo lascio alla vostra immaginazione. Ma l’aspetto grottesco della vicenda è che il produttore ha fatturato l’importo delle bottiglie a TILS (quante bottiglie ? e chi lo sa, tanto venditore e compratore sono la stessa persona …). Potrei fare altri esempi, di soldi dati a consulenti fantasma, a società fantasma (però guarda caso con sede nello stesso edificio dove ha sede la Camporlecchio S.r.l.). Ma non serve, su questi aspetti hanno gettato la luce i Magistrati. Oggi sappiamo con ragionevole certezza, dove è finita un’altra parte dei soldi TILS. A pagare tangenti al sottobosco politico campano per “oliare” i personaggi giusti per le attività personali dell’AD di TILS.
E quindi si è capito il vero senso dell’affare TILS. Drenare il più possibile soldi dalle casse TILS alle casse delle società di Bracciali & C. , in modo che da qui i soldi potessero prendere varie oscure strade. Questo è il nuovo modo di pagare tangenti nell’era post-mani pulite. Più sofisticato e, paradossalmente, legale (perché, notate bene che l’inchiesta della Magistratura non riguarda TILS, ma tre altre società di Bracciali & C.).
La fine di questa ennesima pagina triste dell’imprenditoria italiana si sta scrivendo in questi giorni. Telecom, che nel frattempo ha di nuovo cambiato il management, al corrente di questo scempio, giustamente non vuole rinnovare la commessa di formazione a TILS (commessa che scade il 30 Giugno, con una piccola coda che scade il 30 Giugno del prossimo anno). Tutti i dipendenti TILS saranno messi in cassa integrazione e successivamente licenziati. Per i dipendenti della Reiss Romoli, alle prese con il tremendo dramma del terremoto e delle sue devastanti conseguenze, è da tempo in corso una procedura di licenziamento collettivo con conseguente chiusura della gloriosa Scuola dell’Aquila.
In tutto questo scenario Telecom, che ha una responsabilità almeno morale su tutto quanto accaduto, in quanto ha venduto TILS a personaggi senza scrupoli e non ha controllato niente dopo la vendita, dovrebbe prendersi in carico la situazione e rimediare a questo scempio. Mi auguro solo che sarà così. Di più non posso sperare.