Riportiamo il link all'articolo apparso su Il Messaggero di oggi, in cui il Rettore dell'Università dell'Aquila, Ferdinando Di Iorio, lancia un ultimatum alle Istituizioni, chiedendo l'immediata disponibilità dell'immobile in cui ha sede la Reiss, e la risposta dei dipendenti.
La risposta dei lavoratori Reiss Romoli al Magnifico rettore dell’Università dell’Aquila
Apprendiamo con stupore e indignazione dalla stampa (Il Messaggero 10-5-2009) le dichiarazioni del Rettore dell’Università dell’Aquila, il quale attacca il Presidente Chiodi e lancia un ultimatum:” ……. Solo adesso ci dicono che esistono altri progetti. Se entro martedì o mercoledì non ce la metteranno a disposizione (la sede Reiss Romoli ndr) ……… sceglieremo altrove.”.
Lo stupore deriva dal fatto che il Rettore dichiara di aver appreso solo in questi giorni di un progetto che gli è stato illustrato da tempo, è stato riportato più volte dalla stampa, ed è stato portato alla sua attenzione a fine aprile in un incontro che ha tenuto con la RSU Reiss Romoli.
Il Rettore sa benissimo che la condizione posta da Telecom Italia ed altre aziende per il rilancio della Scuola è che l’attività didattica si svolga presso il Campus in essere a Coppito.
Sfrattati dal Campus Reiss Romoli, i 70 lavoratori sono destinati al licenziamento il 14 giugno pv. Per scongiurare i licenziamenti i lavoratori, i sindacati e le istituzioni locali stanno lavorando ad un progetto di rilancio da oltre 2 anni. Progetto noto da tempo al Magnifico Rettore.
L'indignazione, invece, nasce dal fatto che in tutte le sue manifestazioni sulla stampa, il Rettore continua a fare sempre e soltanto riferimento allo stabile e mai alle persone che da oltre 30 anni vi svolgono un’attività di alta formazione riconosciuta a livello nazionale ed internazionale. Né fa riferimento al fatto che i lavoratori della Reiss Romoli da sempre collaborano con l’Università di L’Aquila fornendo docenza, proponendo master, gestendo laureandi e tesi di laurea. Lavoratori che oggi, nonostante le difficoltà aggravate dal terremoto, stanno affermando il loro diritto a continuare a lavorare nella loro sede, per onorare le commesse di formazione pluriennali in corso con Telecom Italia.
Lo stabile oggetto d’interesse, è in grado di offrire 15 aule - con una capacità media di 25-30 posti - adatte alla formazione aziendale, una foresteria di 200 posti letto, e spazi per gli uffici ed i laboratori. Guardare solo allo stabile e non tener conto del progetto di rilancio della nostra realtà comporterebbe:
- la perdita di un centro di alta formazione sull’ICT, con un apporto per il territorio di circa 10 milioni di Euro di fatturato annuo;
- la cessazione di un’attività produttiva, attiva dal 1976 sul territorio aquilano, che oggi coinvolge direttamente 71 dipendenti e oltre 40 lavoratori dell’indotto.
Ci risulta che nelle riunioni svoltesi con le Istituzioni ed il Governo sono state segnalate altre soluzioni al Rettore. Tra queste, gli è stato anche proposto l’utilizzo della Caserma Pasquali, in attesa della costruzione del nuovo campus universitario.
Sappiamo dell’importanza dell’Università per la città di L’Aquila, di quanto sia necessario individuare immobili sicuri per creare laboratori, dipartimenti, aule ed anche uffici amministrativi e rettorati di pregio, ma non è giusto ignorare le problematiche degli altri.
Come abbiamo dichiarato dal palco del 1^ maggio, “caduti i muri delle case ora devono cadere i muri dell’egoismo e degli interessi di parte che tanto male hanno fatto alla nostra amata città”.
Saremo accanto al rettore, come già detto nell’incontro, lotteremo perché, come lui, crediamo nella formazione e nella vocazione dell’Aquila ad essere un polo di cultura e formazione e siamo pronti a collaborare per mantenere ed accrescere la bio-diversità dell’ ”ambiente formativo” della nostra città, così come avviene a Milano, a Torino ed in altre realtà. In questo contesto saremo orgogliosi di condividere con l’Università spazi fisici e competenze, convinti dell’appoggio del corpo docente e studentesco del nostro Ateneo.
Nel corso di questi per noi travagliati anni, abbiamo il merito di aver mantenuto a L’Aquila la sede e le attività della Reiss Romoli, nonostante gli innumerevoli tentativi fatti per delocalizzarla in altre città. Non sono riusciti a spostarla a Roma i romani, a Milano i milanesi, non riuscirà a chiuderla o spostarla qualche “aquilano”. E’ più facile che debba spostarsi il “qualche aquilano”.
L’Aquila tornerà a volare solo grazie all’apporto coeso di tutti gli aquilani.
I lavoratori della Reiss Romoli aspirano ad essere una delle sue tante penne remiganti!







